Sono gli anni Sessanta. Il boom economico bussa alla porta ma da queste parti, dentro un'Isola appesantita da secoli di povertà e soprusi, in cui il lavoro - quello estenuante e alienante del pastore - denobilita l'uomo, nessuno risponde. O meglio, chi risponde sente ancora più amaro il sapore di un'ingiustizia antica e matura un ambiguo desiderio di rivalsa. Così la vicenda esemplare di Graziano Mesina, eroe al contrario, descrive, con la piacevolezza di una scrittura che sa di romanzo, la società del malessere. Giuseppe Fiori, «sardo fino alla radice dei capelli, giornalista, scrittore nato» racconta e sente raccontare gli umori di una terra stanca di ricchezza - quella di pochi scaltri che non conoscono l'asprezza dell'ovile - capace com'è di «scendere nel cuore di questa gente ritrosa, e farla parlare».
GIUSEPPE FIORI è nato a Silanus nel 1923 ed è morto a Roma nel 2003. Laureato in Giurisprudenza ha intrapreso la carriera giornalistica, lavorando prima al quotidiano cagliaritano L'Unione Sarda e poi alla RAI. È stato inoltre direttore di Paese Sera e senatore della Sinistra Indipendente per tre legislature. È autore di volumi di successo. All'inchiesta sui pescatori di Cabras Baroni in laguna (1961) fece seguito quella sul mondo pastorale La società del malessere (1968) da cui venne tratto il film Barbagia di Carlo Lizzani. Nel 1960 pubblicò il romanzo Sonetàula. Ma, soprattutto, sono memorabili di Fiori le biografie politiche: alla più celebre Vita di Antonio Gramsci, del 1966, fanno seguito, per citare le più note, quelle sull'anarchico Michele Schirru (1983), su Emilio Lussu (1987), su Enrico Berlinguer (1989).