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Ballero fu soprattutto un pittore, artefice dell’abbandono dei linguaggi accademici in favore dell’apertura dell’ambiente artistico sardo alle correnti internazionali. I romanzi brevi Don Zua e Vergini bionde – pubblicati nel 1894 in due volumi – mettono in luce la sua verve di narratore, capace di evocare le effimere glorie della piccola nobiltà locale in una Sardegna che fatica a trovare un’autonoma collocazione sulla via della modernità. I romanzi contengono delle intuizioni originali. È il caso di Zua, concepito come un anti-eroe che prefigura, da un lato, il personaggio dell’“inetto” di tanta letteratura novecentesca, dall’altro rovescia lo stereotipo del sardo fiero e selvaggio di tanta narrativa tradizionale, condita di storie di sangue e di odi feroci. Di contro, Ballero inventa un personaggio quasi mediocre: bambino goffo, studente scaldabanchi, nobile decaduto, amante senza successo, vendicatore non sanguinario e involontariamente autolesionista. Notevoli sono le descrizioni; nella Sardegna di Ballero raccontata, infatti, la policromia dei costumi contrasta con la tetraggine monocroma delle abitazioni e degli arredi, così come in quella disegnata e dipinta gli accesi colori dei costumi femminili contrastano con lo sfondo degli ambienti domestici fuligginosi.
Volume n. 20
Copertina: Antonio Ballero
Il guardiano della chiesa campestre di San Francesco di Lula, 1923.
Volume n. 20
Copertina: Antonio Ballero
Il guardiano della chiesa campestre di San Francesco di Lula, 1923.
| Anno | 1997 |
| Dimensioni | 16,7 x 12 cm |
| Pagine | 248 |
| ISBN/EAN | 88-85098-65-7 |
| Lingua | Italiano |
| Formato | Cartaceo |







