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In questo romanzo, edito nel 1942, è di scena la storia di Michele e Filippo, che, rispettivamente in terza e in prima persona, affrontano lo scontro con l’esistenza. Con una regia che magistralmente fa convivere il vecchio e il nuovo, li vediamo muoversi divisi dall’estrazione sociale e dal tempo, ma uniti nelle vicissitudini, costretti fra le spire di una campagna atemporale. Michele Boschino risulta essere così un’opera di grande audacia, difficile e controcorrente. Con uno stile narrativo fluido e comprensibile, Dessì propone al lettore un testo che nella fermezza classica della lingua nasconde un sottosuolo di situazioni narrative complesse. Come l’autore ebbe a scrivere in una lettera all’amico Claudio Varese, l’intenzione è quella di illuminare le vicende del protagonista assumendo in successione due diversi punti di vista al fine di rendere più ricco e problematico il personaggio e la sua storia. Ne deriva una sorta di specularità fra due “destini”, il primitivo e il borghese, entrambi con la loro difficile educazione sentimentale e tutt’e due ribelli per motivazioni etiche. Palese è il credo modernista dell’autore, il quale impone che il nuovo romanzo inglobi il principio della problematicità del reale alla luce di quell’idealismo al cui centro è il volere assoluto del soggetto.
Volume n. 78
Copertina: Filippo Figari
Pastore sardo, 1930.
Volume n. 78
Copertina: Filippo Figari
Pastore sardo, 1930.
| Anno | 2002 |
| Dimensioni | 16,7 x 12 cm |
| Pagine | 240 |
| ISBN/EAN | 88-87825-41-6 |
| Lingua | Italiano |
| Formato | Cartaceo |







