Un romanzo giovanile dall'architettura composita, in cui non manca «la vita nuorese con tutti i suoi pregiudizi e la sua splendida miseria».
Un romanzo su uno spazio geografico che è soprattutto un luogo della mente, racconto di un metaforico viaggio esistenziale.
Nel primo romanzo di Salvatore Mannuzzu, un inventario scritto con cura meticolosa e con lo strazio di un tempo perduto.
Alle vicende umane fanno da sfondo la questione sarda, lo sfruttamento delle miniere, il problema del disboscamento selvaggio, fino all’eccidio di Buggerru, che segnò un momento cruciale nella coscienza civile.
Il contrasto fra morale individuale e senso del dovere nell’esperienza di un disertore della Grande Guerra.